Avrei potuto fare di più
case study
“Avrei potuto fare di più”: la frase che blocca chi sta imparando inglese
Perché spesso il vero progresso non è studiare di più, ma riuscire finalmente a rimettere in moto l’inglese.
Il problema di molti adulti non è la mancanza di impegno. È che giudicano il proprio inglese solo da quello che non hanno fatto, invece di guardare quello che hanno rimesso in movimento.
Qualche giorno fa ho fatto una chiamata di feedback con uno studente.
Mancavano pochi giorni alla fine del suo percorso e volevo capire come si sentiva.
La prima cosa che mi ha detto è stata più o meno questa:
“È stato utile, mi ha aiutato tanto. Ho ripreso confidenza con l’inglese. Però avrei voluto studiare di più a casa.”
Il problema non è l’impegno
Questa frase la sento spesso.
Non da chi non si impegna.
Ma proprio da chi si impegna davvero.
Perché quando una persona prende sul serio un percorso, guarda sempre quello che manca.
Quello che poteva fare meglio.
Quello che non ha avuto tempo di ripassare.
Ma il punto è un altro.
Il vero obiettivo era rimettere in moto l’inglese
Il vero obiettivo non era diventare perfetto.
Era rimettere in moto l’inglese.
E questo lui lo aveva fatto.
All’inizio si bloccava di più. Cercava la parola giusta. Si fermava. Aveva paura di sbagliare.
Alla fine, invece, parlava con più fluidità.
Magari con errori, certo.
Magari con frasi semplici.
Ma andava avanti.
Punto chiave: in inglese il primo risultato non è parlare senza errori. È riuscire a continuare anche quando non trovi subito la parola perfetta.
In inglese non vincono gli esercizi perfetti
Se sei all’estero e hai un problema in aeroporto, non ti chiedono se hai fatto dieci esercizi giusti sul libro.
Ti serve riuscire a spiegarti.
Anche in modo semplice.
Anche con qualche errore.
Ma senza fermarti.
La credenza da ribaltare
Una delle credenze più sbagliate sull’inglese è questa:
“Prima devo essere preparato, poi posso parlare.”
In realtà spesso funziona al contrario.
- Parlando, ti sblocchi.
- Sbloccandoti, inizi a capire cosa ti manca.
- E solo a quel punto lo studio diventa davvero utile.
L’inglese è come una macchina rimessa in moto
Durante la chiamata gli ho fatto un esempio.
L’inglese è come una macchina rimessa in moto dopo tanto tempo.
All’inizio non fa il giro veloce.
Magari tossisce un po’.
Magari non è precisa.
Però parte.
E quando parte, la cosa più importante è non spegnerla di nuovo.
Puoi rallentare. Puoi fare meno. Puoi tenere l’inglese vivo con piccole azioni:
- ascoltare video brevi;
- leggere articoli che ti interessano;
- partecipare a un workshop ogni tanto;
- parlare con un cliente straniero quando capita.
Ma non devi fermarti del tutto.
Perché riaccendere tutto da zero è molto più faticoso.
Anche ascoltare è allenamento
Questo studente aveva capito una cosa importante.
I workshop non gli servivano solo per parlare.
Gli servivano anche per ascoltare.
Sentire parole dette da persone diverse.
Riconoscere nuove espressioni.
Andare poi a cercarle.
Farle proprie.
Ed è esattamente così che l’inglese cresce.
Non con la teoria inutile.
Ma con piccoli contatti continui con la lingua.
Piccole azioni, fatte con continuità
- Un video senza sottotitoli.
- Un articolo breve.
- Una conversazione al mese.
- Una frase provata anche se non è perfetta.
Non serve fare tutto.
Serve non spegnere tutto.
La domanda utile da farti
Non chiederti sempre:
“Ho studiato abbastanza?”
Chiediti piuttosto:
“Sto tenendo acceso il mio inglese?”
Perché l’inglese non migliora quando aspetti di sentirti pronto.
Migliora quando smetti di fermarti ogni volta che hai paura di sbagliare.
Vuoi rimettere in moto il tuo inglese?
Il primo passo non è parlare perfettamente. È ricominciare a usarlo, un passo alla volta.
Richiedi informazioni sul percorso più adatto a te.
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