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Più inglese sai, più rischi di bloccarti

Più inglese sai, più rischi di bloccarti

Più inglese sai, più rischi di bloccarti.

Capisci tutto.
La frase ce l’hai in testa.
Eppure, quando devi parlare… ti fermi.


Succede sempre nello stesso modo.

Sai cosa dire.
Lo capisci.
Ma quando devi parlare… ti fermi.

Non perché non conosci l’inglese.
Ma perché stai cercando di dirlo “nel modo giusto”.

Ti racconto una scena che vedo succedere continuamente, quasi ogni settimana.

Una scena fin troppo familiare

Una domanda semplice.
Una risposta immediata.

Chiedo:

“Come si dice andare in inglese?”

La risposta arriva in una frazione di secondo:

Go.

Allora proseguo e chiedo:

“Ok, e andare al passato?”

Qui cambia tutto.

Lo sguardo si alza.
Il silenzio dura qualche secondo.
La testa inizia a lavorare.

Went.

Giusto. Perfetto. E a questo punto faccio l’ultima domanda.

Il momento in cui qualcosa si incrina

“Se ti dico:
I went yesterday, cosa capisci?”

La risposta è immediata:

“Sono andato ieri.”

“E se ti dico:
I go yesterday, cosa capisci?”

Silenzio.
Poi un mezzo sorriso.

E arriva la risposta, spesso a bassa voce:

“Capisco la stessa cosa…”

Ed è lì che scatta il cortocircuito.

Perché la testa sa che non va bene.
Ma il cervello ha capito perfettamente.

Il problema non è l’inglese. È il tempo.

Il vero problema non è l’errore. È il tempo.

Torniamo all’inizio dell’esperimento.

  • Alla parola go hai risposto in zero secondi
  • Al passato went hai dovuto pensare

In una conversazione reale quei 5 secondi non sono neutri.

Sono il punto in cui:

  • arriva l’insicurezza
  • parte il dubbio
  • il flusso si interrompe
  • e spesso… ti blocchi e smetti di parlare

Non perché non sai l’inglese.
Ma perché stai cercando la forma giusta invece di comunicare.

Se in quel momento avessi detto semplicemente go, l’altra persona ti avrebbe capito comunque e la conversazione sarebbe andata avanti.

Non stai parlando male. Stai parlando “abbastanza bene”.

E qui arriva il punto che nessuno ti ha mai spiegato.

Parlare così non è parlare male.
È parlare con un tasso di imprecisione accettabile.

La comunicazione reale non chiede perfezione.
Chiede flusso.

Prima viene:

  • capire
  • farsi capire
  • restare nella conversazione

Lo stile viene dopo.
La precisione viene dopo.
La grammatica rifinita viene dopo.

Una verità che a scuola non ti hanno mai detto

Una verità scomoda (ma liberatoria).

Nel 90% dei casi l’inglese lo parli con altre persone non madrelingua.

Persone che fanno errori, semplificano, improvvisano… esattamente come te.

In questo contesto, essere perfetti non ti rende più efficace.
A volte ti rende solo più lento.

A scuola ti hanno allenato a non sbagliare.
Qui serve allenarsi a non fermarsi.

Ed è questo il cambio di paradigma che sblocca davvero l’inglese.

E no, non è un caso

Quello che hai appena letto non è un trucco, e non è nemmeno “abbassare il livello”.

Dietro c’è un meccanismo preciso, anzi: due meccanismi.

Due principi che:

  • spiegano perché capisci più di quanto pensi
  • spiegano perché ti blocchi proprio quando “sai di più”
  • spiegano perché cercare di fare meglio, all’inizio, peggiora il risultato

Non li spiego qui.

Non perché siano complicati, ma perché vanno visti su di te.

Il vero cambio non è cosa sai. È quando lo usi.

Il punto non è imparare di più prima di parlare.
Il punto è smettere di rimandare il parlare finché non sai di più.

Perché quello che blocca non è la mancanza di inglese.
È il tempo che ti prendi per cercarlo.

Quando accetti che:

  • puoi comunicare anche senza la forma perfetta
  • l’altra persona capisce prima di giudicare
  • il flusso conta più della precisione

succede una cosa strana.

Non ti senti “più bravo”.
Non ti senti “più preparato”.

Semplicemente… non ti fermi più.

E spesso, guardandoti indietro, ti rendi conto che l’inglese non è migliorato prima di parlare.
È migliorato perché hai iniziato a parlare.

Ed è per questo che molte persone, a un certo punto, dicono sempre la stessa frase:

“Non so spiegarti cosa è cambiato…
ma adesso parlo.”

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